venerdì 24 maggio 2013

La bicicletta e la resistenza, 25 Aprile 2013. Il percorso della Memoria

“A decorrere dal 26 aprile 1944 è fatto divieto   assoluto di circolare con le biciclette anche portate a  mano entro il perimetro della città. Coloro i quali abitano entro il perimetro sopra descritto e, che per ragioni di lavoro, debbono spostarsi con la bicicletta dal luogo del divieto alla periferia e poi far ritorno al centro, dovranno essere muniti di uno speciale dichiarazione della ditta dove lavorano, vidimata dalla questura di Bologna, ma per tutto il perimetro e le strade di divieto dovranno portare la bicicletta a mano con le gomme delle ruote sgonfie, con la catena staccata dalla moltiplica e dal rocchetto”
Così recitava un bando affisso sui muri di Bologna durante i mesi della resistenza.
Fu il primo di questo tenore ma altri comparvero successivamente nelle principali città italiane vietando la circolazione delle biciclette, minacciando l’arresto per l’utilizzo di quello che veniva ritenuto un potenziale strumento di “terrorismo”, un sovversivo mezzo di resistenza civile
E la bicicletta era davvero pericolosamente sovversiva: durante la resistenza partigiana fu un mezzo fondamentale per trasportare documenti e ordini tra le brigate e per coordinare e compiere azioni. ...continua su I Quaderni del Ciclante: La bicicletta e la resistenza, 25 Aprile 2013. Il ...:

A volte ritornano. La primavera, i ciclocritici, i velocipedastri e la politica (parte seconda)


Mi ero illuso. A questo punto, mentre scosto le tende per guardare fuori dalla finestra l'ennesimo acquazzone, mi viene il dubbio che non fosse una rondine quella che avevo creduto di vedere. Probabilmente si trattava di un qualche autunnale uccello del malaugurio.
Aggiungiamoci anche la presa di coscienza che la meteorologia è una scienza empirica troppo approssimativa e che delle previsioni a medio termine dei meteorologi non bisogna fidarsi affatto.
Fatto sta che questa benedetta primavera latita, continua ad illudere e a farsi desiderare.
E se qualcuno, come il sottoscritto, sperava che sarebbe stata la primavera della bicicletta rischia di rimare deluso. Parte malissimo o, nella migliore delle ipotesi, parte con enorme ritardo, troppa acqua dal cielo rischia di scoraggiare i neociclanti indecisi.
Questo a livello generale sotto il cielo di Milano, mentre a livello personale un persistente problema intestinale da settimane mi scombussola le viscere sconsigliandoli di affrontare pedalate impegnative.
Insomma sono deluso, scoraggiato e fisicamente spossato....continua su I Quaderni del Ciclante: A volte ritornano. La primavera, i ciclocritici, i...

lunedì 15 aprile 2013

A volte ritornano. La primavera i ciclocantori, i ciclocritici e i velocipedastri (parte1)

Per quest'anno sembrava non avesse alcuna intenzione di farsi rivedere dalle nostre parti. Considerata l'aria che tira non la si può biasimare.
Ma dopo tanta attesa la primavera è finalmente tornata. E' ufficiale, lo affermano i meteorologi e ho anche visto una rondine.
E insieme alla primavera ritornano, puntuali come lo sbocciare dei fiori e le allergie ai pollini, gli immancabili discorsi sul tema della bicicletta e della mobilità sostenibile.
Ritorna la primavera, ritornano le rondini, ritornano i consueti discorsi e con loro ritorno pure io su questo blog. Lo avevo promesso con poca convinzione lo scorso inverno (o minacciato, a seconda dei punti di vista) e ora provo a mantenere quanto detto.
Siccome non brillo per originalità mi unirò al coro dei ciclocantori primaverili e andrò a ripetere i soliti concetti ecosostenibili e a snocciolare le solite presuntuose perle di saggezza a riguardo delle virtù peculiari della bicicletta, della necessità di un progetto sulla mobilità sostenibile, del bisogno di recuperare una migliore qualità della vita, dell'aria, del territorio.
Tutti discorsi ripetuti cento e cento volte e che a furia di essere ripetuti possono correre il rischio di svuotarsi di interesse e di significato. Ma io sono ostinato e continuo ad attenermi con fiducia ad uno dei pochi insegnamenti utili ricevuti dal mio vecchio insegnante di chimica delle superiori: repetita iuvant. Insegnamento per me utile in tutti i campi dello scibile umano meno che per mandare a memoria le formule chimiche; con buona pace del mio vecchio prof.  ...continua

mercoledì 21 dicembre 2011

lunedì 31 gennaio 2011

VALMARECCHIA: sulle tracce del fiume fantasma

In atletica leggera dopo due false partenze si viene eliminati dalla gara.
Io di partenze ne ho inanellate quattro ma nel mio caso non si trattava di una gara e fortunatamente il dio dei ciclisti sbadati è un dio piuttosto clemente.
Ho deciso di percorrere la ciclabile del Marecchia: un corridoio ciclopedonale di oltre 20 km condiviso fra la Provincia di Rimini e quella di Pesaro-Urbino che parte da Rivabella e costeggiando alveo del fiume raggiunge l’abitato di Villa Verucchio.
Mi alzo prima che la sveglia suoni, è la frenesia della partenza che mi spinge fuori dal letto, ne approfitterò per godermi l’aria fresca della mattina.
Mi lascio il centro cittadino alle spalle e, attraversato il ponte di Tiberio, alla mia sinistra si apre il bel parco “xxv aprile”.....continua

sabato 30 ottobre 2010

Il Naviglio Pavese in bicicletta

Non avevo in programma alcuna escursione, lo giuro. Come impongono i doveri del buon padre di famiglia stamane dovevo semplicemente badare ai pargoli. Senonché, inopinatamente, si presentano i nonni a chiedere di portare i cuccioli in visita da dei parenti.
Con che cuore avrei potuto dire di no? Nel frattempo mia moglie era già partita per far visita a suo padre. Mi trovo quindi solo, libero e senza programmi.
Non avevo ancora percorso la ciclabile del naviglio pavese, quale momento migliore di questo?
Il naviglio pavese è un canale di circa 33 km che collega Milano a Pavia.
Parte dalla darsena di porta ticinese e chiude il sistema dei navigli restituendo le acque al Ticino.
A differenza del Naviglio Grande e di quello della Martesana che sfruttano la naturale pendenza del suolo per spingersi fino a destinazione, il Pavese, come del resto il naviglio di Bereguardo e quello di Paderno, necessita di salti di livello che alimentano la corrente necessaria.
In concomitanza di queste cascate artificiali sono presenti delle chiuse chiamate conche che consentivano alle imbarcazioni di superare i dislivelli d'acqua.....continua

giovedì 7 ottobre 2010

Naviglio di Bereguardo in bicicletta

da Castelletto di Abbiategrasso al ponte di barche di Bereguardo che attraversa il fiume Ticino passando dall'abbazia di Morimondo
Ho seguito il consiglio di amici che la sanno più lunga di me in parecchi campi ma soprattutto in quello della cultura del pedale: ho smesso di indossare mutande sotto i pantaloncini da ciclista. Dicono che farlo sia un’eresia. Per inciso, essendo io un “ciclista no-global”, (definizione appioppatami dal buon Bruni mentre mi indicava i pregi della costosa bicicletta che vuole vendermi) mi vergogno ad indossare indumenti eccessivamente attillati, di conseguenza sfoggio un paio di pantaloncini camuffati da normali bermuda. Ma loro dicono che anche questa sia un eresia. Con il dubbio che fosse meglio rimanere eretico ho affrontato la ciclovia che costeggia il naviglio di Bereguardo.
Il Naviglio di Bereguardo, costruito nell'arco del quindicesimo secolo per volontà degli Sforza, è un canale artificiale destinato originariamente a scopi irrigui e diventato in seguito per Milano la “via del sale”, il percorso d’acqua attraverso il quale venivano trasportare merci dall'Adriatico passando lungo il Po e il Ticino.....continua

sabato 12 giugno 2010

Una dichiarazione d'intenti

“Anche questa mattina mezzora di coda per fare sei chilometri da casa al lavoro ” mi lamento mentre mi accascio sulla sedia della mia scrivania.
”A lamentarti sei capace, ma tu cosa fai per migliorare la situazione?” mi risponde Andrea senza neppure alzare gli occhi dallo schermo del computer.
Andrea è un mio collega ed è un tipo diretto e poco diplomatico; peculiarità che sovente me lo rendono indigesto.
Non è tipo che si perde in grandi discorsi, ma spesso non sono necessari grandi discorsi per comprendere verità semplici.
E' stata sufficiente la sua risposta secca e indigesta per sbattermi in faccia le mie contraddizioni e per partorire una presa di coscienza, tanto banale quanto inequivocabilmente vera: se voglio che le cose cambino devo essere io stesso, in prima persona, a compiere i piccoli gesti necessari al cambiamento.
Il primo gesto che ho trovato naturale compiere per cominciare questa mia personale e pacifica rivoluzione è stato quello di salire in bicicletta per andare al lavoro.
Gesto che per lo meno mi dà licenza di lamentarmi legittimamente del traffico provocato dalle auto altrui.....continua

giovedì 4 giugno 2009

Rimini val bene una messa

Le città a volte mostrano un carattere differente da quello che abbiamo sempre immaginato.
Sanno esibire prospettive inaspettate, scorci discreti che con signorile noncuranza concedono la scena a fondali più chiassosi e appariscenti.
Rimini è uno di questi luoghi.
Rimini evoca apocalittiche immagini di litorali sterminati, tappezzati da miriadi di ombrelloni colorati, di sdraio sudate, di asciugamani insabbiati, di pedalò spiaggiati, di corpi unti da creme abbronzanti.
Il tutto contornato da un lungomare assediato da colonne di auto che si specchiano in una serie ininterrotta di vetrine abbaglianti oltre le quali sonnecchiano quartieri stipati di pensioncine e alberghetti familiari che nella cattiva stagione si rintanano nel loro profondissimo letargo.
Questo era ciò che la parola Rimini evocava alla mia prevenuta immaginazione......continua

lunedì 1 giugno 2009

La madre degli imbecilli è sempre in cinta

Capita.
Capita anche troppo spesso.
Sei lì che pedali, tutto compreso nel tuo bucolico vagabondare, a destra ammiri faggi e betulle, a sinistra i reperti rurali di un rimpianto mondo andato (rimpianto tanto per dire, per rendere maggiormente evocativa la descrizione) poi di improvviso, nel folto del bosco, si apre una radura e, al posto della candida casina di marzapane che ti immagineresti di trovare, ti si para d’innanzi lo spettacolo di un ammasso di rifiuti abbandonati a cielo aperto.
Se tali scempi non facessero così schifo bisognerebbe trasformarli in monumenti a testimonianza della stupidità umana e dell’inciviltà di cittadini con regolare diritto di voto e, ne sono certo, con la faccia tosta di mettersi in prima fila per indignarsi nei confronti del malcostume altrui....continua

venerdì 29 maggio 2009

LA CICLABILE LUNGO IL TRESA

Mia madre deve essere giunta alla conclusione che il luogo più adatto per frantumarsi una caviglia debba essere un sentiero di montagna.
Possibilmente a un centinaio di chilometri da casa.
Come conseguenza a tale riflessione ora è ricoverata presso l'ospedale di Luino in attesa di essere operata per la ricomposizione di una frattura trimalleolare.
Da devoto figliolo quale sono, per sincerarmi delle condizioni in cui versava, mi sono precipitato al suo capezzale.
Sarà che ho mancato qualche indicazione stradale, sarà che invece le ho seguite fin troppo alla lettera (è notorio che la funzione primaria dei cartelli stradali non è quella di indicare la strada più breve per raggiungere una località, ma quella di suggerire come raggiungerla circumnavigando zone dove non è gradito il traffico di passaggio), fatto sta che ho impiegato più di un’ora e mezza di macchina per giungere a destinazione....continua

giovedì 21 maggio 2009

VAL D'AYAS: da Brusson a Champoluc

“Non guardare avanti, tieni la testa bassa. Guarda soltanto la linea bianca davanti a te, non pensare a niente, pensa soltanto a non schiattare e a spingere sui pedali”.
Ci sono momenti in cui chiedersi chi te lo abbia fatto fare risulta superfluo se non addirittura controproducente; non rimane altro da fare che chinare il capo e tirare innanzi.
La prossima volta non riusciranno a convincermi ad imbarcarmi in imprese del genere.
Tutto il mio corpo, i miei muscoli inadeguati, le mie ossa, il mio cuore e soprattutto i miei poveri polmoni non sono mai stati sollecitati tanto violentemente nell’intero arco della mia esistenza.
Eppure a ben vedere la salita non era proibitiva e il tragitto era breve, ma io l'ho dichiarato dall'inizio: sono un ciclante, un ciclista contemplativo, platonico, magari avvezzo a percorrere lunghe distanze, ma rigorosamente in piano, affrontate senza fretta, senza smanie di sfida, senza la pretesa di superare limiti.
Certo che di fronte allo spettacolo di queste montagne non ci si può tirare indietro e tutto può apparire possibile, persino affrontarne salite che paiono inespugnabili......continua

martedì 12 maggio 2009

L’AUSPICABILE STRADA DEI PARCHI

Il programma era semplice: partire in direzione est e seguire il corso del canale Villoresi sino al suo termine, percorrendo la pista tracciata lungo l’alzaia.
Ma il Marco, adducendo la scusa che il dente del giudizio era tornato a fargli male, mi comunica che non può partecipare alla spedizione.
Considerato che i componenti della spedizione eravamo solo io e lui mi sono ritrovato a scrutare il cielo con la prospettiva di una gita in solitaria.
Fuori il cielo minacciava pioggia.
Potevo farmi scoraggiare da una minaccia?
Tanto più se la minaccia arrivava da un soggetto che spesso non mette in atto ciò che con tanta cura ha preparato.
Io non accetto minacce e impavido decido di concedermi un giretto in solitaria.
Decido anche che il progetto di seguire il Villoresi fino alla foce può essere posticipato e che posso accontentarmi di percorrere sentieri conosciuti e meno distanti da casa....continua

giovedì 30 aprile 2009

IL PARTIGIANO A PEDALI

Se la mia intenzione questa mattina, uscendo di casa per un giro in bici, era quella di prendere secchiate d’acqua ininterrottamente per venti km allora posso ritenermi soddisfatto, sono perfettamente riuscito nel mio intento.
Ultimamente mi sto lasciando suggestionare da letture di resoconti di viaggi compiuti da veri uomini da bicicletta, imprese che estemporanei e improvvisati ciclanti come il sottoscritto non dovrebbero tentare di imitare.
Quando all’orizzonte si profilano neri nuvoloni che minacciano chissà quali cataclismi non dovrei pensare di sfidarli, dovrei restarmene tranquillo a casa a godermi gli arabeschi che le gocce di pioggia tracciano sui vetri....continua

sabato 18 aprile 2009

I rischi del ciclismo letterario

Quando si ha la presunzione di affidare alla pagina scritta avvenimenti ordinari come queste mie gitarelle sarebbe buona cosa evitare l'utilizzo dei sempre disponibili luoghi comuni.
Non è impresa facile, considerando che l’argomento è abusatissimo.
Migliaia di anni di resoconti di viaggio, di descrizioni di luoghi, di itinerari, di paesaggi hanno esaurito le possibilità descrittive originali, soprattutto quelle a disposizione di penne mediocri quali la mia.
Si sà, un panorama quasi sempre è mozzafiato, una salita per propria natura è ripida, il fondo spesso e malauguratamente è sdrucciolevole, l’impresa non può che essere storica e il raggiungimento della meta appagante....continua

mercoledì 1 aprile 2009

Il Naviglio Grande parte prima, il battello elettrico e la ciclante metodica

Tarda mattina estiva, spingo la bici a mano e fatico a farmi largo nella folla che si accalca tra le bancarelle del mercato dell'antiquariato
I navigli sono belli da vivere sotto questo sole meridiano oggi che si può passeggiare con tranquillità dato che le alzaie sono temporaneamente interdette al traffico veicolare.
Sarebbero ancora più belli se una corretta e coerente sistemazione delle sponde permettesse la realizzazione di un reale percorso pedonale permanente.
Ho scelto di raccontare Il Naviglio Grande partendo da quella che è la sua conclusione, da quello che un tempo era l'approdo finale.
Non so se sia la scelta migliore ma ho pensato che tutto il lavoro e la fatica spesa nel corso dei secoli per realizzare questo naviglio aveva come obbiettivo creare una via d'acqua che arrivasse proprio qua, a Milano, a questa Darsena.
Mi è sembrato quindi il punto giusto da cui partire..........continua

martedì 31 marzo 2009

Il Canale villoresi, le robinie e la gratificazione della focaccia salatate

La giornata di sole è spettacolare, perlomeno per gli standard dell'hinterland milanese
Dopo l’acquazzone della notte passata il cielo si è presentato immacolato come raramente è dato da vedere da queste parti.
In lontananza si staglia nitido il profilo delle prealpi.
Per oggi la famigerata “cappa” che di solito avvolge il cielo meneghino pare essere scongiurata.
Sono fermo, in sella al mio fido destriero a pedali, sull'alzaia ciclopedonale del "canale Villoresi".
Non riesco a decidere se svoltare a sinistra per dirigermi verso il Ticino oppure prendere la destra in direzione Monza. Il “Vilures”, come lo chiamano dalle mie parti, è il canale irriguo più esteso d'Italia, preleva le proprie acque dal fiume Ticino per scaricarle nell’Adda dopo un percorso di 86 km da ovest verso est lungo l’alta pianura a nord di Milano.
I lavori di realizzazione cominciarono nel 1877 e vennero completati nel 1890 concretizzando l'idea dell'ingegnere Eugenio Villoresi di irrigare le terre a nord di Milano, terre che, per la loro natura permeabile, erano poco adatte alla coltivazione e soggette a periodiche siccità....continua

venerdì 27 marzo 2009

Il parco delle Groane, il Marco e la felice scoperta delle endorfine

Il Marco mi guarda con velato disprezzo.
Nemmeno troppo velato a voler essere precisi, quel tanto che basta per trasmettermi un leggero imbarazzo senza però concedermi il pretesto per controbattere.
In questo genere di cose bisogna ammettere che è un maestro.
Come da programma, alle nove in punto di una domenica mattina che reclama l’arrivo di una primavera riluttante, mi presento davanti al cancello della casa del Marco con la mia tutina da ginnastica nuova e la mia fida bicicletta da passeggio.
Marco, a cavallo della sua mountain-bike superaccessoriata, inguainato in un tecnologico abbigliamento da ciclista agonistico mi guarda con l’espressione sconsolata dell’alpinista a cui tocca affrontare una scalata difficile con un compagno di cordata monco e in scarpette da ballo.
Con l’esplicita dialettica che gli è propria mi invita ruvidamente ad abbandonare la mia modesta bicicletta e ad utilizzare quella di sua moglie.
Il Marco ha modi rudi ma in fondo è un bravo ragazzo.
Mi aveva telefonato qualche giorno prima “Niente di impegnativo" aveva detto " una pedalata tranquilla per buttare giù un po’ di pancetta” promettendomi più di 25 km di piste ciclabili ben curate all’interno del parco delle Groane tra sterrati, campi, boschi e brughiere......continua

giovedì 26 marzo 2009

Il Ciclante e l'inizio della storia

Le storie, per essere raccontate, hanno bisogno di un inizio. Di una fine potrebbero pure farne a meno (anzi personalmente preferisco storie che promettono un seguito oltre la pagina finale) ma un inizio bisogna pur trovarlo. E per trovarlo bisogna convincersi che un inizio esista.
Dove si colloca allora l’inizio di questa storia?
Dove si può trovare l’inizio di una qualsiasi storia?
E’ possibile che possa nascere da un singolo avvenimento, da un solo semplice gesto?
Da un unico fatto che genera e apre la strada ad altri che lo seguiranno? Da un singolo istante oltre il quale nulla è più come prima?
Va beh, lo ammetto: sono partito con questo fumoso preambolo semplicemente perché non so da punto iniziare....continua